Il “Movimento ecclesiale di impegno culturale – M.E.I.C.” è una associazione di cristiani laici che si propone di contribuire: a) alla testimonianza di fede e di comunione ecclesiale, alimentata dalla Parola di Dio contenuta nella Scrittura e trasmessa nella Tradizione, operante nella Chiesa e nella storia; b) all’impegno culturale di ricerca e di discernimento critico, nonché di attenzione alle istanze socialmente più rilevanti, per collaborare a una mediazione coerente tra fede e storia; c) alla disponibilità ad operare in solidarietà e corresponsabilità con tutta la comunità ecclesiale, nelle sue varie articolazioni, e in fedeltà e dialogo con il Vescovo, per la realizzazione di una pastorale attenta ai segni dei tempi e animata da spirito ecumenico.






Ricerca articoli
 
 
Semi del Concilio 
LA FORZA DELLO SPIRITO NELLA CHIESA ,POPOLO DI DIO


…… Dio volle santificare e salvare gli uomini non individualmente e senza alcun legame tra loro, ma volle costituire di loro un popolo, che lo riconoscesse secondo la verità e lo servisse nella santità……..Questo popolo messianico ha per capo Cristo « dato a morte per i nostri peccati e risuscitato per la nostra giustificazione » (Rm 4,25), e che ora, dopo essersi acquistato un nome che è al di sopra di ogni altro nome, regna glorioso in cielo. Ha per condizione la dignità e la libertà dei figli di Dio, nel cuore dei quali dimora lo Spirito Santo come in un tempio. Ha per legge il nuovo precetto di amare come lo stesso Cristo ci ha amati (cfr. Gv 13,34). E finalmente, ha per fine il regno di Dio, incominciato in terra dallo stesso Dio, e che deve essere ulteriormente dilatato, finché alla fine dei secoli sia da lui portato a compimento, ..La Chiesa di Dio (Dt 23,1 ss.), così il nuovo Israele dell'era presente, che cammina alla ricerca della città futura e permanente (cfr. Eb 13,14), si chiama pure Chiesa di Cristo (cfr. Mt 16,18)… Dovendosi essa estendere a tutta la terra, entra nella storia degli uomini, benché allo stesso tempo trascenda i tempi e i confini dei popoli, e nel suo cammino attraverso le tentazioni e le tribolazioni è sostenuta dalla forza della grazia di Dio che le è stata promessa dal Signore, affinché per la umana debolezza non venga meno alla perfetta fedeltà ma permanga degna sposa del suo Signore, e non cessi, con l'aiuto dello Spirito Santo, di rinnovare se stessa, finché attraverso la croce giunga alla luce che non conosce tramonto.(LG, 9)

Il Concilio, allargando, evangelicamente, lo sguardo alla totalità degli uomini di sempre e alla profondità  della nostra vita terrena, usa il linguaggio e la proposta della Salvezza. ..La salvezza ci appare in Gesù. Figlio di Dio fatto uomo e divenuto nostro fratello, allora essa significa comunione con Lui: comunione con Dio e con tutti gli uomini, in lui nostri fratelli. Essere salvati vuol dire partecipare a una vita di piena comunione , e per sempre, con Dio e con le altre donne e con gli altri uomini. Per questo quanto di bello e di autenticamente umano realizziamo su questa terra, ciò che è nella linea dell’amore, viene trasfigurato e non deve essere perso.

 

Certo, allora, la novità preziosa del Concilio è l’immagine della Chiesa come popolo di Dio..viene superata ogni cristallizzazione di ruoli per affermare una identità di comunione, che è come l’abbraccio di Dio,  che  dalle tenebre ci ha chiamato alla sua luce.

La Chiesa è un popolo in cammino dove il  passo si accompagni a qullo di tutti, senza privilegi e senza supremazie, nella ricerca “insieme” della verità, della libertà, della giustizia, della pace…un cammino di prossimità autentica, di reciprocità, di purificazione verso il compimento del Regno, verso la salvezza, assicurata in Gesù Cristo, all’intera famiglia umana. Dice il Concilio: “Questo popolo messianico ha per condizione la dignità e la libertà dei figli di Dio, nel cuore dei quali abita lo Spirito  come in un tempio”

 

Il rinnovamento al quale la Chiesa è chiamata da Cristo si realizza grazie all’opera dello Spirito Santo, che incessantemente fa nuove tutte le cose. E’ lo Spirito che con i suoi doni ci rende capaci di assumere opere e compiti per il rinnovamento e la crescita della Chiesa e che, con la forza del Vangelo fa ringiovanire la Chiesa, e rende noi r “missionari di un annuncio sempre nuovo.

E’ lo stesso Spirito  che condurrà la Chiesa all’unità, suscitando l’incontenibile movimento nel popolo cristiano, analogo a quello che è riuscito a travolgere situazioni che appaiono sclerotizzate e immodificabili.

 

 

Semi del Concilio - Indice completo

Condividi



Parola delle parole 
a cura di Fra Luca Fallica 
NATALE 2015


XXIX domenica del Tempo ordinario 18 ottobre 2015

Spigolature 
LA SENSIBILITA' ECCLESIALE

l’importanza di quello che si può definire la sensibilità ecclesiale: ossia appropriarsi degli stessi sentimenti di Cristo, di umiltà, di compassione, di misericordia, di concretezza – la carità di Cristo è concreta - e di saggezza. 

 

La sensibilità ecclesiale che comporta anche di non essere timidi o irrilevanti nello sconfessare e nello sconfiggere una diffusa mentalità di corruzione pubblica e privata che è riuscita a impoverire, senza alcuna vergogna, famiglie, pensionati, onesti lavoratori, comunità cristiane, scartando i giovani, sistematicamente privati di ogni speranza sul loro futuro, e soprattutto emarginando i deboli e i bisognosi. Sensibilità ecclesiale che, come buoni pastori, ci fa uscire verso il popolo di Dio per difenderlo dalle colonizzazioni ideologiche che gli tolgono l’identità e la degnità umana.    

 

La sensibilità ecclesiale si manifesta anche nelle scelte pastorali e nella elaborazione dei Documenti – i nostri -, ove non deve prevalere l'aspetto teoretico-dottrinale astratto, quasi che i nostri orientamenti non siano destinati al nostro Popolo o al nostro Paese - ma soltanto ad alcuni studiosi e specialisti - invece dobbiamo perseguire lo sforzo di tradurle in proposte concrete e comprensibili.

 

La sensibilità ecclesiale e pastorale si concretizza anche nel rinforzare l’indispensabile ruolo di laici disposti ad assumersi le responsabilità che a loro competono. In realtà, i laici che hanno una formazione cristiana autentica, non dovrebbero aver bisogno del Vescovo-pilota, o del monsignore-pilota o di un input clericale per assumersi le proprie responsabilità a tutti i livelli, da quello politico a quello sociale, da quello economico a quello legislativo! Hanno invece tutti la necessità del Vescovo Pastore!

 

Infine, la sensibilità ecclesiale si rivela concretamente nella collegialità e nella comunione tra i Vescovi e i loro Sacerdoti; nella comunione tra i Vescovi stessi; tra le Diocesi ricche - materialmente e vocazionalmente - e quelle in difficoltà; tra le periferie e il centro; tra le conferenze episcopali e i Vescovi con il successore di Pietro. Si nota in alcune parti del mondo un diffuso indebolimento della collegialità, sia nella determinazione dei piani pastorali, sia nella condivisione degli impegni programmatici economico-finanziari. Manca l'abitudine di verificare la recezione di programmi e l'attuazione dei progetti, ad esempio, si organizza un convegno o un evento che, mettendo in evidenza le solite voci, narcotizza le Comunità, omologando scelte, opinioni e persone. Invece di lasciarci trasportare verso quegli orizzonti dove lo Spirito Santo ci chiede di andare. 

 

Un altro esempio di mancanza di sensibilità ecclesiale: perché si lasciano invecchiare così tanto gli Istituti religiosi, Monasteri, Congregazioni, tanto da non essere quasi più testimonianze evangeliche fedeli al carisma fondativo? Perché non si provvede ad accorparli prima che sia tardi sotto tanti punti di vista? E questo è un problema mondiale…..

…………………………………….

 

Possa il Signore - durante il Giubileo della Misericordia che avrà inizio il prossimo otto dicembre - concederci «la gioia di riscoprire e rendere feconda la misericordia di Dio, con la quale tutti siamo chiamati a dare consolazione a ogni uomo e a ogni donna del nostro tempo ... Affidiamo fin d’ora questo Anno Santo alla Madre della Misericordia, perché rivolga a noi il suo sguardo e vegli sul nostro cammino» (Discorso  introduttivo del Santo Padre Francesco  all’apertura dei lavori della 68ª assemblea generale  della Conferenza Episcopale Italiana (C.E.I.)  18 maggio 2015 )

 

 



Spigolature - Indice completo

Condividi


EDITORIALE

GLI AUGURI| 24/12/2015

Condividi


In Primo Piano: MEIC

 Prima, vorrei esprimervi alcuni sentimenti provocati in me da alcuni avvenimenti di questi giorni.

 1.Il primo delle ultime ore: la visita di papa Francesco in Africa, i suoi gesti e il suo messaggio di pellegrino della pace: l’anticipazione dell’anno “Giubilare della Misericordia”a Bangui  e l’incontro nella Moschea. Gesti compiuti in una terra insanguinata, afflitta da una tremenda povertà. Questo papa continua a sorprenderci, a sorprendere, ad essere, per noi, imprevedibile, stoico.  Sfidare il rischio di un probabile atto  terroristico, preventivato da parecchie fonti come realistico dopo i tragici fatti di Parigi,  atto che avrebbe potuto generare una strage di innocenti.. “è andare contro il buon senso” che avrebbe consigliato la rinuncia al viaggio, lo stesso buon senso che avrebbe consigliato di sospendere l’anno giubilare per non generare allarme e difficoltà  per Roma, già  gravida di problemi.  Papa Francesco ha resistito, è andato avanti, ha sfidato la nostra paura..ha proseguito la sua missione ..Ma papa  Francesco non improvvisa,  ha indetto il Giubileo straordinario della Misericordia perché gli anni avvenire siano anni intrisi di misericordia, per andare incontro ad ogni persona portandole la bontà e la tenerezza di Dio; lo ha voluto iniziare in un continente afflitto da immensi problemi sociali e politici, piagato da quelle ingiustizie sociali denunciate nella “Laudato sii”,  collocando l’incontro in questo tempo liturgico (Avvento) dove viene invocata la pace  profetizzata da Isaia: “Venite, saliamo sul monte del Signore, al tempio del Dio di Giacobbe, perché ci insegni le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri.. Egli sarà giudice fra le genti e arbitro fra molti popoli. Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci;una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione,non impareranno più l’arte della guerra. Casa di Giacobbe, venite,camminiamo nella luce del Signore»(Is, 2m1-5);  quella pace che il Vangelo ci esorta a credere e perseguire “molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli». (Mt 8,11).


Condividi



Attenzione dei singoli al consumo responsabile e a stili di vita sostenibili e un lavoro di elaborazione culturale e sociale sul tema del cibo per tutti come associazione ecclesiale: sono gli impegni che il Meic (Movimento ecclesiale di impegno culturale) si è assunto al termine del suoconvegno "Fame e sazietà. Il cibo e le sfide della giustizia" che si è tenuto venerdì, sabato e domenica scorsi a Milano con il patrocinio di Expo 2015.

Nel documento finale il movimento degli intellettuali cattolici annuncia il sostegno alla campagna "Una sola famiglia umana, cibo per tutti: è compito nostro", elaborata dagli organismi, dalle associazioni e dai movimenti cattolici italiani per rispondere unitariamente all'appello del Papa per dare voce a chi a fame.

Quattro i livelli di impegno che il Meic individua nel suo documento. Il primo è quello personale, con un richiamo a un maggiore utilizzo dei sistemi di finanza etica, al consumo socialmente responsabile e alla riduzione degli sprechi. Come associazione, invece, il Movimento sceglie di "contribuire alla elaborazione di una nuova cultura del cibo, basata su uno stile di vita alimentare sobrio e solidale, orientato a evitare gli sprechi e a condividere il pane con chi non ne ha", ponendo attenzione in particolare ai legami del tema del cibo con le questioni del lavoro, della legalità, della salvaguardia ambientale, della pace, dell'economia sostenibile e anche con i temi della spiritualità e dell'incontro tra fedi e culture diverse.

A livello di società civile, invece, il Meic si impegna "a collaborare con le realtà ecclesiali aderenti alla campagna, in dialogo con altre associazioni laicali ecclesiali, con associazioni di altre confessioni religiose e con associazioni non religiose che siano sensibili al tema del cibo per tutti". A livello politico, infine, il movimento sollecita "i responsabili della comunità civile a sostenere la messa in opera di un più giusto regime di regolazione che favorisca un accesso al cibo per tutti, in particolare attraverso misure che rendano effettivo l'accesso al cibo dei più vulnerabili (senza tetto, nuovi poveri, detenuti, immigrati, bambini, anziani...) e leggi che impediscano la speculazione finanziaria sui beni alimentari". (sotto doc. integrale)

Il documento è stato presentato nel corso dell'ultima giornata del convegno milanese, nel corso della quale sono state presentate le attività sviluppate negli ultimi mesi sull'argomento dai gruppi di L'Aquila, Lecco, Lodi, Salerno e Torino. Il presidente Beppe Elia ha riconosciuto "la grande vivacità espressa dal Meic sul territorio" e "la grande capacita di collaborare e fare rete con le altre realtà ecclesiali e civili". "E' questa l'unica via", ha concluso il presidente, "per una presenza efficace del Meic come spazio di animazione culturale delle nostre comunità".


Condividi



Condividi



Condividi


Fare politica da cristiani oggi

 

(tratto da Giuseppe Lazzati, La città dell’uomo. Costruire, da cristiani, la città dell’uomo a misura d’uomo, Ave, 1984, Roma, p. 15-20)

  

(…)

L’espressione “costruire la città dell’uomo a misura d’uomo” è da me preferita a quella ricorrente ed equivalente nel significato ultimo, ma scaduta nel suo valore espressivo; quella, cioè, di «fare politica».

Le ragioni della preferenza sono subito dette.

È  ben vero che il termine «politica» dice in lingua greca quello che l’espressione da me usata dice in lingua italiana. Ma quanti recuperano sotto il termine «politica» il sostantivo pólis, equivalente greco del termine città, e il suo immediato rapporto con l’uomo? Così il termine perde la pregnanza del suo significato di valore umano tra i più alti che, per sé, esso ha e resta affidato alle interpretazioni più disparate: da quelle che ne custodiscono la nobiltà goduta in una tradizione secolare; a quelle che, per degradazioni successive, l’intendono come espressiva di significati dai contenuti non precisabili e, quindi, interpretabili nei modi a ciascuno – persona o gruppo - più consoni; a quelle che, per fatti particolari di più o meno vasta portata, risalenti alle ambiguità della condizione umana, la vedono e giudicano quale «cosa sporca».

Con l’espressione «costruire la città dell’uomo a misura d’uomo», mi sembra più facile cogliere – e aiutare a cogliere – il significato e valore di un impegno cui ogni uomo, in una misura o in un’altra, in un modo o in un altro, in quanto uomo, non può sottrarsi senza diminuire o perdere il senso del proprio essere uomo.

Dire, infatti, «città dell’uomo a misura d’uomo», è subito porre l’uomo al suo posto e si può su di esso fissare l’attenzione come su colui dal quale la città prende vita e verso il quale la città è volta come a proprio fine. (continua)


Condividi



Condividi



Il Meic Marche, nell'ultima delegazione regionale, ha dato avvio ad  una iniziativa culturale ed ecclesiale, legata al nome di un illustre testimone del cattolicesimo militante, marchigiano, e amico di molti di noi, Valerio Volpini, attraverso il  “Laboratorio Valerio Volpini per la cultura, la persona e la comunità”. Non sarà una associazione strutturata, ma di un luogo e  di esperienza culturale che si propone di intervenire su problemi che attraversano la stagione civile e politica, la vita della Chiesa e la nostra testimonianza di cristiani, nella cornice di una matrice umanistica, propria delle radici dei nostri percorsi culturali. Tutto ciò continuando, sull'esempio di Valerio, ad impegnarci su temi e problemi legati alle Marche. L’obiettivo è di creare una rete

 "di intellettuali che, nel dialogo interreligioso e interculturale, entrano nel vivo di  questioni urgenti con proposte di "sapienza culturale" e di "nuova umanità " . L'aspirazione non è quella solo di rapportarsi  ed interagire con i gruppi e le associazioni, affini ed esistenti nelle Marche, ma, anche,  con le varie iniziative di associazioni e di gruppi di impegno cristiano e civile , fuori dalla nostra regione . L'ambizione è, allora, di sperimentare, accanto agli strumenti "tradizionali"(gruppi di lavoro, conferenze, tavole rotonde)  le nuove modalità di intervento e di comunicazione,  offerte dalle tecnologia mediatiche  per creare spazi di conoscenza, di dialogo e di fraternità: i social media (social blog e network). Anche queste modalità sono nel segno del giornalista Volpini  

 

 Per condurre e realizzare il progetto, la delegazione, su indicazione di Mimmo Valenza, ha affidato a due suoi dirigenti, Giancarlo Galeazzi e Gastone Mosci, il compito del coordinamento del Laboratorio.  E' stato redatto un breve documento nel quale si esprimono le motivazioni che ci hanno spinto a proporre il Laboratorio  (vedi sotto). Il documento, sottoscritto da Girolamo Valenza, Giancarlo Galeazzi, Gastone Mosci,Massimiliano Colombi, Graziella Mercuri, Marco Moroni, Enrico Peroli, Luca Romanelli, Raimondo Rossi Simona Calcagnini, è lo strumento della raccolta delle adesioni.

Il passaggio successivo, immediato, affidato al gruppo di coordinamento,  sarà quello  della definizione del "progetto" (il format dell'iniziativa,  la programmazione, il calendario degli impegni, la rete......),  Nell'immediato l'impegno sarà rivolto  a far  conoscere la figura poliedrica di Valerio Volpini. L' augurio è che l'iniziativa parta e trovi buona accoglienza!

 


Condividi

In Primo Piano: ECCLESIA


Vi è una tensione bipolare tra la pienezza e il limite. La pienezza provoca la volontà di possedere tutto e il limite è la parete che ci si pone davanti. Il “tempo”, considerato in senso ampio, fa riferimento alla pienezza come espressione dell’orizzonte che ci si apre dinanzi, e il momento è espressione del limite che si vive in uno spazio circoscritto. I cittadini vivono in tensione tra la congiuntura del momento e la luce del tempo, dell’orizzonte più grande, dell’utopia che ci apre al futuro come causa finale che attrae. Da qui emerge un primo principio per progredire nella costruzione di un popolo: il tempo è superiore allo spazio.

Questo principio permette di lavorare a lunga scadenza, senza l’ossessione dei risultati immediati. Aiuta a sopportare con pazienza situazioni difficili e avverse, o i cambiamenti dei piani che il dinamismo della realtà impone. È un invito ad assumere la tensione tra pienezza e limite, assegnando priorità al tempo. Uno dei peccati che a volte si riscontrano nell’attività socio-politica consiste nel privilegiare gli spazi di potere al posto dei tempi dei processi. Dare priorità allo spazio porta a diventar matti per risolvere tutto nel momento presente, per tentare di prendere possesso di tutti gli spazi di potere e di autoaffermazione. Significa cristallizzare i processi e pretendere di fermarli. Dare priorità al tempo significa occuparsi di iniziare processi più che di possedere spazi. Il tempo ordina gli spazi, li illumina e li trasforma in anelli di una catena in costante crescita, senza retromarce. Si tratta di privilegiare le azioni che generano nuovi dinamismi nella società e coinvolgono altre persone e gruppi che le porteranno avanti, finché fruttifichino in importanti avvenimenti storici. Senza ansietà, però con convinzioni chiare e tenaci. (Papa Francesco, Evangelii. Gaudium, 222-223)

 

Riportiamo  alcuni passi del commento del prof. Luigi Alici (dal suo  blog dialogando Postato  ) 

 

 ......... Molti interpreti del nostro tempo ci hanno detto che un fattore cruciale della crisi odierna dipende dall'incapacità, o dal rifiuto, o dalla paura di guardare avanti. La crisi, in questo modo, ci è entrata dentro la testa, da episodio congiunturale è diventato un fenomeno strutturale e come tale insuperabile. Nel frattempo, in quest'intervallo ormai troppo lungo in cui abbiamo sparato agli orologi e fermato i calendari, è iniziata una logorante guerra di posizione in cui tutti si sono scavati una propria trincea dalla quale nessuno vuole uscire.

….Nell'eclisse della politica, la guerra di trincea è occupata dalla burocrazia: a livello mondiale ed europeo, purtroppo, non solo italiano; ma in Italia a tutti i livelli: ministeriale, regionale, provinciale, comunale, scendendo giù fino all'ultimo ufficetto amministrativo dell'ultimo ente quasi - inutile. Dal direttore generale al segretario comunale, dall'usciere all'impiegato che "fa sportello", dal dirigente scolastico al bidello, tutti hanno l'incoercibile impulso a occupare saldamente il proprio spazio, a mettere i bastoni fra le ruote a ogni tentativo di semplificare, di snellire, di cercare insieme il meglio, di decidere assumendosene la responsabilità. In questo modo sta crescendo una conflittualità sorda, snervante, massacrante in tutti gli ambienti di lavoro, alla quale rispondiamo aumentando la nostra sordità e lasciando deserti i luoghi della partecipazione politica, dove i conflitti dovrebbero trasformarsi in progetti.

C'è un'intera classe dirigente che, coprendosi dietro l'alibi splendido che la classe politica gli offre, continua a sparare agli orologi, fermando i processi e occupando spazi che stanno diventando una fossa comune. I professori non vogliono essere valutati (nella scuola e all'università), i giudici non vogliono rispondere delle proprie scelte,  i medici non vogliono sperimentare forme nuove di assistenza e di collaborazione, i sindacati non vogliono guardare oltre le fasce protette dei garantiti, gli enti locali (soprattutto quelli più piccoli) non vogliono mettersi insieme e sperimentare forme nuove di cooperazione e di risparmio. L'elenco, ovviamente, potrebbe allungarsi: tassisti e farmacisti, giornalisti e calciatori… "Che comincino a dare l'esempio quelli che stanno in alto" è ormai lo slogan più frequente per coprire l'inerzia e legittimare lo status quo.

Le corporazioni sono una gloria italiana e hanno segnato la nascita di una nuova epoca; oggi stanno diventando la nostra vergogna. Chi riparerà gli orologi e comincerà a uscire dalla trincea, a costo di essere impallinato?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Condividi


 

«L’uomo è designato a essere l’ascoltatore della parola che ė il mondo. Dev’essere anche colui che risponde. Mediante lui, tutte le cose devono tornare a Dio in forma di risposta». (Romano Guardini)

Tra il 9 e il 13 novembre 2015, a Firenze, si terrà un nuovo Convegno Ecclesiale Nazionale, che i Vescovi hanno titolato: In Gesù Cristo il nuovo umanesimo. Il Convegno affronterà il trapasso culturale e sociale che caratterizza il nostro tempo e che incide sempre più nella mentalità e nel costume delle persone, sradicando a volte principi e valori fondamentali per l’esistenza personale, familiare e sociale. L’atteggiamento che deve ispirare la riflessione è quello a cui richiama quotidianamente papa Francesco: leggere i segni dei tempi e parlare il linguaggio dell'amore che Gesù ci ha insegnato. Solo una Chiesa che si rende vicina alle persone e alla loro vita reale, infatti, pone le condizioni per l’annuncio e la comunicazione della fede.

A tale appuntamento desideriamo avvicinarci con impegno ed entusiasmo. Questo invito, più e prima che uno strumento di lavoro finalizzato a organizzare la preparazione, sono un appello alla relazione e all’interazione ecclesiale in vista di quell’incontro: una semplice e cordiale preghiera – rivolta alle nostre Diocesi e alle varie realtà in cui si articola il cattolicesimo italiano – a prendere in consegna l’idea matrice del Convegno sintetizzata nel suo titolo. Vogliamo, in altri termini, suscitare l’interesse e la disponibilità di tutti a collaborare affinché l’incontro di Firenze sia un autentico evento ecclesiale, comunitario e comunionale.

Destinatari di questo invito sono i Consigli presbiterali e pastorali delle Diocesi, le Facoltà teologiche e gli Istituti di scienze religiose, le Consulte dell’apostolato dei laici, le Associazioni e i Movimenti. Ciascuno di noi ha un patrimonio da condividere, fatto di esperienze, intuizioni, storie: luci che possono rischiarare la strada e rendere vivo il presente grazie alla memoria e alla speranza, nell’attesa di un futuro a cui già da ora tendiamo insieme con l’aiuto di Dio.        

 

Dall’invito al Convegno

di S.E. Mons. Cesare Nosiglia

Presidente del Comitato preparatorio

 

 

 Omelia di S.E. Mons. Mario Meini, Vescovo di Fiesole, vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana 28 gennaio 2015,  Consiglio Episcopale Permanente CEI (cliccare per leggere)

 

 

 


Condividi



Condividi


GUARDARE CON OCCHI LIMPIDI LA REALTÀ DELLA CHIESA

 

Ci siamo interrogati se e come si dovesse dire una parola a proposito dell’articolo di Vittorio Messori (Corriere della Sera, 24 dicembre 2014), alla fine abbiamo deciso positivamente.

Intervenire su queste prese di posizione non è mai facile perché si rischia di venire iscritti alle categorie dei favorevoli o dei contrari a qualcuno, in questo caso addirittura al Vescovo di Roma, rischiando di abbassare Francesco a pomo della discordia e argomento di contesa. Già l’apostolo Paolo metteva in guardia i cristiani di Corinto dal parteggiare se non per Cristo (1Cor 1,12). Ma sappiamo che  la storia si ripete.

Questo nostro non tacere, che si accosta a molte altre voci che si sono ascoltate in queste settimane, vorrebbe essere l’espressione della diversità di sensibilità presenti nella grande comunità ecclesiale e l’espressione della consapevolezza di chi guarda con la responsabilità battesimale alla situazione che la Chiesa sta vivendo. Le diversità, crediamo, non si conciliano nascondendo la testa sotto la sabbia o tacendo perché così non si alimentano. Si tratta, piuttosto, di una questione di metodo e di misura. A questo abbiamo cercato di attenerci; speriamo di esserci riusciti. [F.F.]

* * *

Fin dai suoi primi gesti e dalle sue scelte dirompenti, nonostante l’apparente semplicità, si era capito che Papa Francesco avrebbe suscitato dubbi, critiche, anche avversione. E ciò che nei mesi iniziali del suo pontificato era un sotterraneo bisbiglio di contrarietà a questo stile, con il tempo ha assunto le forme di un esplicito dissenso, talora con modi felpati, in altri casi con toni grevi.

Ci sembra utile guardare con occhi limpidi a ciò che si sta muovendo nel cattolicesimo, evitando forme polemiche che non aiutano il confronto e la comprensione delle reali questioni in gioco. In particolare tre aspetti ci paiono importanti.

Il processo di rinnovamento

Papa Francesco ha avviato un processo di rinnovamento,  che riguarda certamente il ruolo del papato e della curia romana, ma che si muove più in profondità, richiamando tutta la Chiesa a rigenerarsi, anche attraverso cambiamenti di modelli di pensiero e di stili di presenza ampiamente sedimentati negli ambienti ecclesiastici.

Molti tra coloro che si riconoscevano in una Chiesa preoccupata di mantenere antiche primazie oggi esprimono disagio o contrarietà di fronte ai cambiamenti. Nello stesso momento, coloro che, in questi anni, hanno sostenuto l’esigenza di parlare con franchezza nella Chiesa (e che per questo sono stati spesso redarguiti aspramente) ora guardano con favore l’aprirsi di un dibattito ecclesiale, che sperano non sia fine a se stesso e non assuma il carattere di un inutile scontro tra fazioni, che contraddirebbe anche  l’impegno del Papa per mantenere e rafforzare l’unità della Chiesa.

Non applausi, ma una reale testimonianza evangelica

Proprio perché il dialogo è essenziale alla vita della Chiesa non vi è bisogno di organizzare una difesa di papa Francesco, quasi egli fosse assediato da una rete di conservatori che attentano quotidianamente al suo disegno riformatore. Papa Francesco è nel cuore di moltissimi uomini e donne, cristiani e non, i quali vedono nei suoi gesti e nelle sue parole i segni di un Vangelo annunciato con semplicità e rigore. E che sentono, oltre ogni appartenenza, una reale vicinanza umana e spirituale. Egli non è solo, ma ha bisogno di fedeli che non tanto lo applaudano, quanto realizzino quella capacità di “vivere nel mondo senza essere del mondo” che è radicata nella tradizione cristiana e che Papa Francesco continuamente indica a tutta la Chiesa.

Vivere la Chiesa come comunità di credenti in Cristo significa attingere al  Vangelo, fondamento della nostra fede, per coglierne i significati essenziali e viverlo in fedeltà; significa contribuire a rendere questa nostra Chiesa povera e per i poveri, fraterna al suo interno e con gli uomini e le donne che incontriamo, libera da ogni potere. Camminare insieme a Papa Francesco, agli altri vescovi e all’intera comunità cristiana significa riconoscersi parte di una tradizione che ha origine nella comunità degli apostoli e che arriva al Concilio Vaticano II, una tradizione dove coesistono continuità e mutamenti, eredità e novità. Dimenticare questa capacità di rinnovamento (come spesso è accaduto negli ultimi decenni con mirati attacchi alla stagione conciliare, ignorata, indebolita, talvolta anche tradita) significa dimenticare l’essenziale della tradizione cristiana. All’inizio del nuovo anno, l’augurio per tutti i credenti è di dialogare con franchezza e di guardare con speranza oltre i confini delle nostre comunità spesso arroccate e timorose, avendo l’identico coraggio di papa Francesco che testimonia ogni giorno la forza e la mitezza del Vangelo.

15 gennaio 2015

Rete dei Viandanti  e Associazione Viandanti

 


Condividi


UMANESIMO E PLURALISMO: AL CENTRO LA PERSONA

Giancarlo Galeazzi[i]

 

     Il rapporto tra umanesimo e cristianesimo è quaestio disputata non da oggi: nelle sue diverse espressioni, attraversa tutta la storia della filosofia medievale, moderna e contemporanea, nella quale sta conoscendo una nuova stagione per il rinnovamento che caratterizza la filosofia del nostro tempo, specialmente il pensiero cristiano. Anche dal punto di vista pastorale il tema è al centro della Chiesa italiana, in particolare nei periodici convegni ecclesiali: da Roma a Loreto, da Palermo a Verona in modo implicito, e prossimamente a Firenze in modo esplicito, il filo rosso può essere rintracciato proprio nell’idea di “umanesimo” in termini di promozione umana, o di comunità riconciliata, o di società rinnovata dalla carità o di mondo aperto alla speranza. Quindi pare legittimo dire che la questione antropologica è stata sempre l’orizzonte entro cui collocare la riflessione sulla progettualità sociale e la specificazione del contributo cristiano, e, di volta in volta, ciascun convegno si è misurato con la peculiarità del suo tempo, ponendosi in termini propositivi di fronte ai vari aspetti critici. Dopo quarant’anni la Conferenza Episcopale Italiana intende affrontare in maniera esplicita il tema dell’umanesimo, intitolando il convegno di Firenze: “In Gesù Cristo il nuovo umanesimo”; lo stesso Invito del Comitato Preparatorio del Convegno (d’ora in avanti siglato con ICF), pur sottolineando che “al centro dell’attenzione è sempre rimasta l’evangelizzazione”, riconosce che “sempre desta è stata anche l’attenzione nei riguardi dell’humanum” (p. 6).

Ebbene, vorrei svolgere la mia relazione con l’intento di mostrare che di nuovo umanesimo si può parlare a condizione che ci si misuri con il pluralismo, inteso non come un dato congiunturale, bensì come un dato strutturale dell’essere persona e del convivere umano. Se così è, il rischio che si corre con l’intitolazione prescelta è quello che l’umanesimo risulti poco compatibile con il pluralismo. Pertanto, nella prima parte, rifletteremo sulla formulazione adottata, perché in essa si è voluto sintetizzare “l’idea matrice del convegno” (p. 5) e lo faremo prendendo in considerazione le due parti del titolo: quella relativa a Gesù Cristo, e quella relativa al vero umanesimo; nella seconda parte proveremo a indicare alcune delle condizioni che possono permettere di guardare all’umanesimo in termini pluralistici e, in questo contesto, di ripensare l’umanesimo cristiano.

 (Testo integrale in allegato)



[i] Introduzione della Giornata di Filosofia organizzata in margine al prossimo Convegno ecclesiale nazionale di Firenze 13 maggio 2014 presso l’ITM Ancona

 

 

 


Condividi



Giustizia sociale, una passione inattuale

Marcello Neri, *

 

Il principio evangelico intorno al quale papa Francesco ha articolato il suo primo anno di ministero quale vescovo di Roma appare in tutta la sua semplice evidenza: non è l'uomo a essere fatto per il Sabato, ma il Sabato per l'uomo. Che si tratti di Dio, di Cesare, o delle potenze del mondo, poco importa; egli lo fa circolare, nelle parole e nei gesti, con fede persuasa nella sua urgenza - dentro e fuori la Chiesa. Generando una stupita accoglienza tra la folla dei molti, e la resistenza stizzita nei luoghi invisibili del potere contemporaneo dei pochi. Perché la costante applicazione di quel principio non solo disturba, ma viene percepita anche come il riscatto di una scintilla in grado di ribaltare l'inerzia nella quale ci siamo arenati. Dando per scontato che avere un lavoro significhi oramai un privilegio davanti al quale inchinarsi; o che risanare l'economia di un Paese possa garantire remunerativi sconti sulla vita delle persone, sulla loro salute, sulla vivibilità di quei legami fondamentali che ci tengono insieme - ancora per poco, però, perché anch'essi sono allo stremo. L'idolo di una «legge», del mercato, dell'economia, della religione, che assoggetta quel che rimane dell'umana dignità di essere a una logica che sfugge a ogni controllo, e il lessico sacrificale del quale essa costantemente si nutre, appaiono a Francesco evangelicamente insopportabili, ben prima di essere umanamente insostenibili. Non si tratta di dare qualche colpo di aggiustamento al sistema; esso sembra, semplicemente, aver smesso di funzionare nella sua virtuosità. Toltolo di mano a Dio, abbiamo consegnato l'«eterno», quale attributo, al potere finanziario; che si è costruito la sua casta di sacerdoti e devoti. (Comtinua)


Condividi



Condividi

In Primo Piano: Persona e Società

 1. La prossima sarà la decima legislatura regionale. Dopo dieci legislature è lecito porsi una domanda: abbiamo fatto bene a far nascere le Regioni? Servono ancora le Regioni?

 La  domanda così posta mi sembra sbrigativa e impietosa. Segue l’istinto “qualunquistico, forse giustificato  dalla cattiva fama di cui godono la politica e le istituzioni, e , in particolare, quelle regionali.

Chiariamo subito. Le Regioni non sono un accidente, ma il portato di una lunga storia del nostro Paese, da quando si formò lo Stato unitario: fin da allora, la stessa configurazione geografica, assieme alle ragioni storiche, culturali e politiche, suggeriva l ‘esigenza di dare allo Stato unificato un assetto autonomistico, federale(Gioberti, Mazzini).

Storicamente, però, lo stato unitario nacque da un procedimento di annessione degli stati preesistenti.

Il Regno d’Italia fu,infatti, l’estensione del regno sabaudo e rappresentò, per il modo in cui avvenne, a detta degli storici, un espediente provvisorio e  temporaneo. La necessità e la temporaneità permasero per quasi un secolo. Si dovette aspettare la  Costituzione per affermare, con la forza di un principio fondante(art. 5), le Autonomie come articolazione della Repubblica. Tale affermazione trova la sua concreta traduzione in quella parte della Costituzione che disciplina l’organizzazione dello Stato( Titolo V). Ciò significa che l’assetto autonomistico e regionalistico costituisce l’architrave della Repubblica, pienamente coerente, oggi,  con l’assetto federalistico di molti Paesi europei. Il Titolo V  ebbe, e continua ad avere, un’attuazione, non facile, faticosa, osteggiata dagli apparati  pubblici centrali, ancora protesi a proteggere il centralismo romano. Il processo attuativo viene realizzato per tappe.  (continua)


Condividi

In Primo Piano: Segnalazioni
 Audioclip











 Newsletter


Inserite i dati richiesti per iscrivervi alla newsletter. Riceverete periodicamente al vostro indirizzo email gli aggiornamenti del sito.

Nome
Cognome
Città
Email



 In agenda



 Ormeggi
















































 Documenti

  • VI EDIZIONE DELLE GIORNATE DI SPIRITUALITÀ DI FONTE AVELLANA (solo programma

  • VI EDIZIONE DELLE GIORNATE DI SPIRITUALITÀ DI FONTE AVELLANA (solo programma

  • VI EDIZIONE DELLE GIORNATE DI SPIRITUALITÀ DI FONTE AVELLANA (programma con citazioni

  • VI EDIZIONE DELLE GIORNATE DI SPIRITUALITÀ DI FONTE AVELLANA (programma con citazioni

  • Sostenibilità ambientale. Giustizia planetaria, sostenibilità e dell’alimentazione Cambiamenti climatici e sulle responsabilità morali che ne derivano

  • DOSSIER TEILHARD DE CHARDIN

  • Manifesto per una economia possibie

  • Appello L’Italia chieda una Bretton Woods per l’eurozona

  • Evangelii Gaudium: invito alla lettura di don Enrico BRANCOZZI

  • Le motivazioni e l’agenda delle iniziative del gruppo

  • La Traccia per la riflessione durante il cammino verso il 5° Convegno Ecclesiale Nazionale

  • Agenda degli incontri 2014-2015

  • LE MARCHE(1965 – 1975) UN DECENNIO CREATIVO. Di GIROLAMO VALENZA

  • DIECI ANNI DEL GRUPPO MEIC DI ANCONA E I CINQUANT’ANNI DEL CIRCOLO MARITAIN DI ANCONA. RACCONTATI DA GIROLAMO VALENZA E DA GIANCARLO GALEAZZI

  • “PROGETTO CONCILIO”IL CONTRIBIBUTO DELLA DELEGAZIONE DEL MEIC DELLE MARCHE E DEL GRUPPO MEIC DI ANCONA AL PROGETTO NAZIONALE A CINQUANT’ANNI DALL’INIZIO DEL CONCILIO

  • UN MOVIMENTO PER IL RINNOVAMENTO: LE TESI PROPOSTE ALLA XII ASSEMBLEA NAZIONALE DEL MEIC

  • APPUNTI PER UNA STORIA DELLA PRESENZA CULTURALE DEI CATTOLICI AD ANCONA IL CIRCOLO CULTURALE “JACQUES MARITAIN” DI ANCONA (1964-2014)di Giancarlo Galeazzi

  • IL LESSICO DI PAPA FRANCESCO

  • Evangelii Gaudium: guida alla lettura di Christian Albini

  • PROGETTO CONCILIOiniziative del MEIC delle Marche in occasione dei cinquantanni dall'inizio del Concilio Anno sociale 2012 - 2013

  • QUADERNI DI AGAPE IL LESSICO DI PAPA FRANCESCO ( 2)

  • QUADRENI IL LESSICO DI PAPA FRANCESCO(1)

  • GIORNATE DI SPIRITUALITÀ 5 - 7 LUGLIO 2013

  • Giornata mondiale della pace Messagio del Santo Padre Benedetto XVI per la celebrazione della XLV giornata mondiale della pace EDUCARE I GIOVANI ALLA GIUSTIZIA E ALLA PACE

  • PERCORSO FORMATIVO DEGLI ADULTI DI AZIONE CATTOLICA d’ITALIA, FRATELLI ? a proposito del valore dell’identità e dell’unità nazionale

  • X Forum del Progetto Culturale

  • CENSIS 44 ° RAPPORTO 2010

  • NOI SIAMO CHIESA Incontri di Napoli (2010) Firenze (2009)

  • ESORTAZIONE APOSTOLICA POSTSINODALE VERBUM DOMINI di BENEDETTO XVI

  • ESORTAZIONE APOSTOLICA POSTSINODALE VERBUM DOMINI di BENEDETTO XVI

  • ISTAO – Facoltà di Economia “G. Fuà” Associazione degli Economisti di Lingua Neolatina. Lezione Magistrale del Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi Crescita, benessere e compiti dell’economia politica Ancona, 5 novembre 2010

  • 46 Settimana sociale cattolici italiani - testi base

  • Conferenza Episcopale Italiana EDUCARE ALLA VITA BUONA DEL VANGELO Orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano per il decennio 2010-2020

  • Settimane Sociali dei Cattolici Italiani CATTOLICI NELL’ITALIA DIOGGI.UN’AGENDA DI SPERANZA PER IL FUTURO DEL PAESE Documento preparatorio per la 46ª Settimana Sociale dei Cattolici Italiani Reggio Calabria, 14-17 ottobre 2010

  • CARITAS IN VERITATELETTERA ENCICLICA di BENEDETTO XVI SULLO SVILUPPO UMANO INTEGRALE NELLA CARITÀ E NELLA VERITÀ

  • CULTURA DELLA SOBRIETÀ, CONSUMO CRITICO, SALVAGUARDIA DEL CREATO DI CATALDO ZUCCARO (RIVISTA DI TEOLOGIA MORALE 2/2009)

  • 4a GIORNATA PER LA SALVAGUARDIA DEL CREATO ANNO 2009 SUSSIDIO CEI


  • SEMINARIO DI STUDIO SULLA RESPONSABILITÀ PER IL CREATO. Per una teologia del Creato Fondamenti biblici, patristici, teologici e etici Angelicum - Pontificia Universià S. Tommaso d’Aquino Roma, 1 marzo 2008

  • PONTIFICIO CONSIGLIO DELLA GIUSTIZIA E DELLA PACE COMPENDIO DELLA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA CAPITOLO DECIMO SALVAGUARDARE L'AMBIENTE

  • RAPPORTO CAMALDOLI IDEE PER LA CITTA' FUTURA

  • Conferenza Episcopale Italiana/Commissione Episcopale per la dottrina della fede,l’annuncio e la catechesi.Lettera ai cercatori di Dio

  • DOCUMENTO “CAMALDOLI” APPROVATO IL 26 OTTOBRE 2008 X ASSEMBLEA NAZIONALE VERSO LA CITTÀ FUTURA.GLI INTELLETTUALI CATTOLICI DEL MEIC TRA TESTIMONIANZA E DIALOGO” (ROMA, 24‐26/10/2008)

  • Messaggio dei Padri sinodali al Popolo di Dio al termine del Sinodo sulla Parola;


  • Documento della Commissione Giustizia e Pace della Chiesa di Milano (2000Il buon fisco come condizione indispensabile per lo sviluppo della società. Federalismo fiscale.

  • MEIC GRUPPO ANCONA AGENDA attivita' 2008/ 2009

  • Armando Rigobello Prossimità e ulteriorità.Una ricerca ontologica per unafilosofia prima (in schiobboleth n.3)

  • SAE - Gruppo teologico: eucaristia, accoglienza reciproca di P. Stefani Regno-att. n.10, 2008

  • MEIC STATUTO GRUPPO ANCONA

  • Verso l'Assemblea NazionaleTraccia III Ambito Ambiente e salvaguardia del creato

  • La solidarietà del dolore di Gianfranco Ravasi Sole24Ore domenica 11 n ovembre

  • 'INTEGRAZIONE DIFFICILE Ma siamo diventati un popolo di razzisti? di Carlo Maria Martini Sole24ore Domenica 11 Novembre

  • MOVIMENTO ECCLESIALE DI IMPEGNO CULTURALE – M.E.I.C.STATUTO NAZIONALE

  • Omelia di Benedetto XVI durante la Messa in piazza San Clemente a Velletri (domenica, 23 settembre 2007) Discorso introduttivo alla preghiera dell'Angelus (CASTEL GANDOLFO ,domenica, 23 settembre 2007)

  • LETTERA DI BENEDETTO XVI AI VESCOVI DI TUTTO IL MONDO PER PRESENTAREIL "MOTU PROPRIO" SULL’USO DELLA LITURGIA ROMANA ANTERIORE ALLA RIFORMA DEL 1970

  • NOTA PASTORALE CEI CONVEGNO ECCLESIALE VERONA

  • PONTIFICIO CONSIGLçIO DELLA CULTURA PER UNA PASTORALE DELLA CULTURA

  • Cristiani, solidali, consapevoli. Discorso d'apertura di mons. Van Luyn Presidente della COMECE, vescovo di Rotterdam

  • PROGRAMMA IX CONGRESSO MEIC CAMALDOLI

  • * * *
    informa@meicmarche.it


    * * *
    Questo sito non rappresenta una testata giornalistica,i contenuti non vengono inseriti in modo periodico, pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/03/2001.