Editoriale
AGAPE Marche
ECCLESIA
  • Editoriale
  • Taccuino
  • TACCUINO di Girolamo Valenza
  •  

    Il Congresso Nazionale del MEIC - Padova 30-2 maggio INTRODUZIONE DEL PRESIDENTE DEL MEIC PROF. CARLO CIROTTO. | 10/5/2010

    Dio nel cuore, Cesare nella città? La rilevanza pubblica del cristianesimo"

    Il titolo di questo nostro Congresso è composto da due parti. La prima è una frase interrogativa che, alla luce dei risultati di una accurata elaborazione teorica e, soprattutto, della molteplice esperienza cristiana, non esiterei a definire retorica. Infatti, sono passati i tempi in cui la scappatoia di concedere a Dio la sovranità sul privato della coscienza e attribuire all'autorità politica tutto il resto sembrava risolvere il dilemma dell'area di competenza delle due Autorità e al tempo stesso un comodo escamotage per ridurre all'insignificanza sociale la comunità ecclesiale, relegandola nelle sacrestie. Fortunatamente tale suddivisione non trova più il largo consenso che riscuoteva un tempo, almeno nella formulazione estrema del cuore e della città.

    L'accostamento delle parole 'Dio' e 'Cesare' evoca l'esortazione evangelica "Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio" che è riportata pressoché identica in tutti e tre i sinottici.

    Ma che cosa è di Cesare e che cosa è di Dio? Dove passa il confine delle risperttive  competenze? Forse proprio tra il 'cuore' e la 'città'? Il problema, così posto, sottintende un equivoco. Presuppone che le due Autorità siano al medesimo livello e debbano spartirsi la signoria su un territorio che si trova anch'esso su un unico piano. Così però non è. Dio e Cesare sono tra loro 'incommensurabili' (scusatemi il linguaggio matematico). Dio è trascendente mentre Cesare partecipa della realtà naturale delle cose. Cesare è parte dei tentativi che l'uomo fa per dare un ordine al proprio vivere associato. E' assurdo, allora, parlare di 'spartizione' di competenze. E' più corretto parlare di co-presenze gerarchicamente disposte.

    (leggi tutto)


    Ciò, però, non ha contribuito minimamente a semplificare il problema. Al contrario, lo ha reso più complesso perché ha introdotto due referenti, disomogenei fra loro, a fare da riferimento ad ogni, singola attività umana. Le tentazioni all'iper-semplificazione attraverso la cancellazione dell'uno o dell'altro dei due referenti o mediante la loro fusione sono state ricorrenti nel corso della storia, anche recente, ma le soluzioni che hanno offerto non sono state soddisfacenti.

    Parlo, ovviamente, di Cristianesimo e di realtà socio-culturali da esso innervate. Per altre religioni e tradizioni socio-culturali, il discorso può essere anche molto diverso.

    Questa complessa problematica ha un nome: laicità.

    Non è un caso che il termine "laico" sia nato in ambito ecclesiale (compare per la prima volta nella lettera che Papa Clemente I scrisse ai Corinti nell'anno 95) per designare quei fedeli che, non appartenendo al clero, si impegnano a testimoniare la propria fede nella quotidianità. I cristiani laici sono quindi coloro che lavorano per il Regno di Dio nella fedeltà alla famiglia, al lavoro, ai doveri sociali e politici. Costituiscono, per così dire, l'interfaccia tra le esigenze del già e quelle del non ancora. Per dirla con la lettera a Diogneto: “… abitano le loro rispettive patrie, ma come gente straniera … Ogni terra straniera è patria per loro, e ogni patria è terra straniera … Dimorano sulla terra, ma sono cittadini del cielo …”. Esercitano continuamente, quindi, la responsabilità dell'una e dell'altra delle appartenenze.

    Il Meic, costituito da "persone che partecipano, sobriamente e responsabilmente, all’esperienza ecclesiale di testimoniare il vangelo nella quotidianità, camminando da laici insieme ad altri uomini e donne di buona volontà" (Preambolo allo Statuto), ha posto da sempre la laicità a tema dei suoi approfondimenti ed è tornato più volte, in risposta alle diverse sollecitazioni della storia, ad esaminarne aspetti specifici. Non si può dimenticare, a tal proposito, la Settimana Teologica di Chiusi della Verna del 2006 intitolata "A Dio e a Cesare. Quale laicità?". Il binomio Dio-Cesare tornava anche in quel titolo! E poi il "Progetto Camaldoli" nel quale il nostro tema è stato declinato più volte all'interno di ciascuno dei quattro ambiti di studio e di cui è ripresentato un brano significativo sul depliant del Congresso.

    Il termine 'laicità', a seconda del contesto al quale fa riferimento, acquista significati diffrenti.

    Il primo, che è anche quello storicamente più antico, riguarda il laico nel contesto ecclesiale dove, tra le motivazioni che regolano i comportamenti dei credenti, quelle religiose occupano, ovviamente, il primo posto. E sono state motivazioni di ordine religioso (teologico) che hanno portato i Padri del Vaticano II ad abbandonare la tradizionale definizione in negativo del laico - il non-chierico - e a sostituirla con una definizione positiva che tiene conto delle competenze dei laici e del loro ruolo da loro svolto nella vita della Chiesa. Ciò ha avuto come corollario la ridefinizione dei rapporti laicato-clero e dell'accresciuto coinvolgimento laicale nella vita della Chiesa.

    Quest'aspetto particolare della laicità è stato ampiamente dibattuto ed approfondito all'interno del Meic sia sotto il profilo teologico che antropologico. Non è il caso che io mi dilunghi ora a descrivere, anche solo per sommi capi, lo sviluppo e le conclusioni del discorso. Rimando invece ad alcuni articoli di Coscienza che possono essere considerati espressioni degli approfondimenti del Meic su questo particolare argomento. C'è l'articolo di Giuseppe Alberigo "Laicità e Vaticano II: un balzo in avanti" nel fascicolo n°2 del 1998, nel quale si tratta il nodo problematico della laicità così come è stato affrontato nella discussione conciliare; e c'è di Ignazio Sanna "A Dio e a Cesare" nel fascicolo n°4 del 2006 prezioso per la definizione dei termini del problema.

    Il secondo significato emerge quando si prendono in considerazione le relazioni che i cristiani intrattengono con gli altri uomini, non necessariamente della loro stessa fede religiosa, sulle questioni cosiddette 'secolari'. L'autonomia di queste realtà presuppone la libertà di giudizio del laico, che si assume la responsabilità di scegliere di volta in volta ciò che è più conforme alle intenzioni del Creatore. L'accettazione delle differenze, unita alla volontà di bene (la bene-volenza) e alla ricerca della verità sono le basi di un comportamento schiettamente 'laico' che è contemporaneamente veicolo dell'amore di Dio e servizio schietto a Cesare. Forse è nel caso dei rapporti inter-personali che si riesce meglio a distinguere i due piani di cui parlavo dianzi: quello della razionalità sulla quale è opportuno che si sviluppino i rapporti uomo-uomo e quello della fede religiosa che fornisce invece gli orizzonti ultimi dell'agire e segna lo stile del rapporto.

    Anche in questo caso rimando a un articolo di Guido Campanini: "Due virtù laicali", pubblicato nel fascicolo n°4 di Coscienza del 2006. La laicità vi è presentata come il comune carisma dei cristiani declinato in modi diversi all'interno della Chiesa

    Il terzo significato si coglie considerando le relazioni che si instaurano tra i singoli cristiani e il corpo sociale in quanto tale, nella concretezza delle sue molteplici strutture. Nel rapporto, cioè, che esiste tra persone e strutture sociali. In questo caso le entità tra le quali si instaura il rapporto sono chiaramente disomogenee. La struttura associativa infatti ha caratteri diversi, e qualitativamente assai meno ricchi, delle persone. Di ciò si deve tener conto quando si affronta il problema di che cosa voglia dire per i singoli cristiani tenere un comportamento laico nei riguardi delle strutture sociali. Anche per questa particolare lettura della laicità desidero ricordare qualche articolo di Coscienza, espressione di alcuni punti fermi eidenziati nella riflessione del Meic. Nel fascicolo n°1 del 2000, l'articolo di Lorenzo Caselli "Nella società come granelli di senape" il cui titolo esprime perfettamente l'ispirazione; nel fascicolo n°3 dello stesso anno l'articolo di Francesco Paolo Casavola: "Fra ispirazione religiosa e impegno civile", nel quale la dimensione 'religiosa' e quella 'civile' di Bachelet sono presentate con particolare efficacia; nel fascicolo n°3 del 2007 l'articolo di Marco Ivaldo: "I cristiani laici e la politica. Riflessioni partendo da Verona", le intuizioni e le speranze dei cristiani laici dopo il Convegno Ecclesiale di Verona; e poi in quasi tutti gli editoriali del Direttore Renato Balduzzi.

    Il quarto e ultimo significato del termine 'laicità' che va preso in considerazione, fa riferimento alla relazione che lega la Chiesa alle varie entità civili. Lo stato, prima di tutto, ma anche quelle realtà associative che lo strutturano nel tempo e nello spazio, che ne costituiscono quasi il corpo. E' un dialogo, questo, tanto necessario quanto difficoltoso, del quale la laicità deve essere il carattere fondamentale.

    Credo di poter affermare che nel dibattito interno al Movimento questo particolare aspetto della laicità sia stato un po' meno coltivato degli altri. Attenzione è stata riservata ai rapporti Chiesa - Stato (come testimonia l'articolo di Casavola "Ripensare la laicità" apparso su Coscienza del 2005 al fascicolo n°6) ma relativamente poco è stato detto su quelli Chiesa - organizzazioni sociali. Ora, se ciò potrebbe essere sufficiente in un paese retto da un'organizzazione statale centralizzata e pervasiva, non lo è in un paese come il nostro in cui la 'sussidiarietà' non è soltanto un nome.

    A questa esigenza di approfondimento vuol dare una risposta il nostro Congresso.

    Siamo giunti, così, a rendere ragione della seconda parte del titolo: la rilevanza pubblica del Cristianesimo. La Chiesa cattolica, in quanto realtà sociale presente in Italia e nel mondo, non può che interagire con gli altri organismi sociali esistenti, li influenza e al tempo stesso ne viene influenzata. Proprio per questa reciprocità di rapporti e per l'esigenza di strutturarli in termini laici (che vuol dire razionali), solo in rare circostanze possiamo attenderci dalla Chiesa iniziative eclatanti che portino a conseguenze decisive sulla vita degli altri ordini sociali. E' assai più normale attendersi un suo inserimento nel contesto sociale senza particolari scossoni e senza eccessi di protagonismo.

    Dalla Chiesa non ci aspettiamo, però, solo questo. Proprio perché è testimone della risurrezione del Signore, ci aspettiamo che contribuisca incessantemente a migliorare l'umanità non solo a livello delle singole persone ma anche a livello della società nel suo complesso.

    La nostra Chiesa, sta facendo questo? E con quale stile di laicità lo fa?

    Desideriamo che il nostro Congresso contribuisca a dare una risposta a queste domande.

    Per questo dialogheremo con i rappresentanti autorevoli di alcune significative realtà della vita italiana ed internazionale, non necessariamente cattolici. Ci diranno se la presenza della Chiesa, come organismo, contribuisca al miglioramento delle realtà sociali che essi rappresentano. Se, insomma, la Chiesa stia, oggi, migliorando le realtà sociali con le quali fa la storia e con quale stile lo stia facendo.

    I nostri lavori inizieranno oggi ascoltando le 'sentinelle', esperti di antropologia, filosofia e teologia, abituati a far tesoro del passato per gettare qualche fascio di luce sul futuro. Faranno il punto sullo stato della questione.

    Domani mattina dialogheremo con i rappresentanti del mondo imprenditoriale, dell'economia, della finanza e del volontariato. Domani pomeriggio incontreremo il mondo della giurisprudenza, della pubblica amministrazione e del lavoro.

    Nella mattinata di domenica la nostra ottica sarà allargata all'Europa e al mondo.

    A questo piano di lavoro strutturato e compatto si aggiungerà questa sera, come un intermezzo più rilassato ma non per questo meno significativo, un incontro con i giovani promosso da Meic e Fuci. Ignazio Ingrao intervisterà quattro giovani appartenenti a diverse aggregazioni laicali.

    Chiuderà i lavori, domenica prossima, la Celebrazione Eucaristica presieduta dal Segretario generale della CEI, Mons. Mariano Crociata.

    Il programma è ambizioso, ma con l'aiuto degli esperti, che ringrazio cordialmente, e conoscendo la capacità di lavoro e la resistenza degli amici del Meic, son certo che giungeremo alla meta.

    A tutti, dunque, un augurio di buon lavoro e un rinnovato ringraziamento per la partecipazione.




    I vostri interventi





    * * *
    informa@meicmarche.it


    * * *
    Questo sito non rappresenta una testata giornalistica,i contenuti non vengono inseriti in modo periodico, pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/03/2001.