Azione Cattolica Italiana Convegno delle presidenze diocesane La responsabilità educativa Roma, 27-30 aprile 2007 Traccia Intervento di Pierpaolo Triani Premessa redazionale La presente scheda, evidentemente, non intende affrontare in termini analitici i molteplici aspetti del tema. Essa è finalizzata ad offrire spunti per la riflessione e per possibili direzioni di lavoro. Per questa ragione, prima delle domande per il confronto, si propone una breve riflessione che cerca di enunciare alcune condizioni d’esercizio della responsabilità educativa ponendole, in particolar modo, in rapporto al valore della famiglia e alla vita delle famiglie. 1. Verso un’assunzione responsabile della domanda educativa L’azione educativa è un compito permanente dell’umanità. Ogni contesto storico, sociale, culturale, però, fa emergere elementi inediti, mette a disposizione risorse, pone problemi, che rendono l’educazione una questione aperta e conseguentemente la configurano come un compito sempre nuovo. L’attuale riflessione sociale e pedagogica sottolinea il particolare momento di passaggio in cui si trovano la cultura comune sull’educazione e la prassi educativa, evidenziando diversi fenomeni. E’ bene ricordarne alcuni: - La trasformazione dei nuclei familiari (la riduzione del numero dei loro componenti, la variazione dei ritmi di vita dei genitori, spesso occupati entrambi sul lavoro) e la trasformazione della rappresentazione sociale delle funzioni e dei ruoli maschili e femminili sta, conseguentemente, modificando le forme di comunicazione e di cura all’interno delle famiglie. - Il positivo estendersi di una concezione democratica dei rapporti sociali pone alle realtà educative, in primis la famiglia, di trovare un nuovo equilibrio tra la necessaria trasmissione di significati e regole e il rispetto dei diritti individuali e la valorizzazione del confronto e della negoziazione. - Il crescente pluralismo culturale pone costantemente a confronto concezioni diverse della vita. - La frammentazione sociale e la diminuzione del senso di coesione sembra portare con sé un indebolimento della condivisione sui valori comuni, che dovrebbero sostenere l’azione educativa di ogni soggetto educante, e sulle forme più adatte da attuare per promuovere lo sviluppo e il bene delle nuove generazioni. L’analisi di tali fenomeni (e certamente altri se ne potrebbero aggiungere) ha fatto sì che in questi anni sia cominciato a parlare, con ragione, di sfide poste all’educazione; in alcuni casi si parla di crisi dell’educazione, oppure di ‘emergenza’. Con queste espressioni forti si vuole sottolineare come l’attuale contesto chieda di porsi con serietà di fronte alla comprensione delle trasformazioni in atto e contemporaneamente di esercitare con serietà, passione, autenticità il proprio compito educativo congiungendo l’intelligenza dei cambiamenti con l’esercizio attivo dell’attenzione, della cura, della promozione per aiutare le nuove generazioni a diventare ‘autenticamente uomini’. L’attuale contesto socio-culturale sembra chiedere un innalzamento di consapevolezza e quindi un assunzione più responsabile dell’impegno educativo inteso non solo come fatto privato ma come bene comune. L’educare non è infatti un fatto singolo che riguarda i singoli, ma è un fatto che chiede il concorso coordinato di molti e che concorre al bene di ogni persona ed insieme al bene di tutti. Se in passato, forse, era sufficiente soltanto esercitare lo stile educativo ricevuto ‘su di sé’ nelle relazioni familiari e sociali vissute da bambini e adolescenti, oggi i genitori e gli adulti sono sollecitati ad affinare le proprie capacità e a compiere scelte educative maggiormente consapevoli. Agli adulti è chiesto di evitare la strada della fuga e della rinuncia, ma anche la strada della semplice replica di ciò che si è vissuto; è consegnato invece una responsabilità educativa da pensare in termini nuovi, trovando un rinnovato equilibrio fra gli aspetti che la cultura pedagogica contemporanea ci sottolinea come decisivi: la trasmissione dei significati del vivere e la promozione della loro appropriazione da parte dei ragazzi; l’attuazione di una relazione autorevole, aperta, dialogante; il rispetto delle attitudini e delle aspirazioni dei ragazzi e la valorizzazione della loro soggettività. Nella costruzione di questo nuovo equilibrio, come adulti ci troviamo così nel compito non semplice di accogliere e riconoscere i modelli che abbiamo ricevuto e contemporaneamente affrontare la sfida di delineare nuove forme. 2. Alcune condizioni per l’esercizio della responsabilità educativa L’esercizio concreto della responsabilità educativa da parte della famiglia e degli altri soggetti educanti (scuola, comunità ecclesiale, realtà del territorio, mass-media…) non è soltanto questione di buona volontà e buone intenzioni. Vi sono infatti alcune ‘condizioni’ che chiedono di essere promosse. a) L’azione educativa richiede collaborazione La situazione attuale ha permesso di mettere in luce con maggior forza il carattere fortemente collaborativo della responsabilità educativa. Secondo la concezione personalistica la vita dell’uomo è intrinsecamente relazionale e questo dato coinvolge pienamente anche il livello educativo. Così come non si cresce da soli, difficilmente si può educare da soli. L’autosufficienza educativa e l’autoreferenzialità sono atteggiamenti che rischiano di impoverire fortemente le prospettive e le risorse educative, soprattutto delle famiglie. Purtroppo questi atteggiamenti sembrano oggi essere rafforzati da un indebolimento della fiducia reciproca nel lavoro educativo, evidente nel rapporto scuola-famiglia, ma crescente anche altri campi. Per questo risulta importante operare per accrescere forme di collaborazione, per ricostruire nuove ‘alleanze educative’, per sostenere il tessuto relazionale della famiglie soprattutto quando l’impegno educativo sembra farsi più gravoso. b) L’azione educativa richiede scelte valoriali L’azione educativa che i ragazzi comunque richiedono può essere semplicemente ‘subita’ e così ridotta ad una semplice regolamentazione. In realtà, come ha scritto Guardini, “la vita viene destata e accesa solo dalla vita’. Per questo l’azione educativa, assunta consapevolmente e responsabilmente chiede di essere sostenuta da un senso di riferimento e da scelte di valore, vissute in prima persona. Queste scelte non rappresentano la soluzione immediata di ogni problema, bensì costituiscono una mappa di orientamento fondamentale per affrontare il lungo viaggio dell’educare e per porsi con coscienza di fronte alle innumerevoli questioni che esso pone. Per questa ragione appare importante sostenere oggi negli adulti la capacità di porsi con coraggio di fronte ad alcune domande decisive: perché educo? Chi è la persona che sto educando? Quale è il suo bene concreto? Quale sono i valori che desidero donare all’altro? Quali sono i metodi coerenti con i significati della vita che intendo proporre? c) L’azione educativa richiede risorse La routine dei giorni, i problemi, le fatiche, le ferite, i conflitti, sottopongono l’impegno educativo alla possibilità concreta della demotivazione e dell’esaurimento delle energie. Vi è perciò l’esigenza di porre una particolare attenzione alle risorse, sia quelle interiori sia quelle esterne. A questo proposito è importante, ad esempio, porre in evidenza come le famiglie si trovino a fare i conti con spazi e tempi di vita diversi rispetto alle generazioni precedenti che non possono non incidere sulla gestione dei processi educativi. d) L’azione educativa richiede sostegno L’innalzamento di consapevolezza della propria responsabilità educativa porta con sé l’esigenza di un maggior confronto e di un maggior sostegno. I genitori più attenti alle dinamiche educative chiedono principalmente spazi in cui condividere le proprie domande e le proprie preoccupazioni, in cui acquisire categorie che aiutino a leggere più analiticamente la propria esperienza e indicazioni che permettano modificare in meglio la propria azione, in cui ricaricare le proprie energie. Il sostegno all’impegno educativo sembra inseparabile da un sostegno più diffuso, fatto di relazioni, amicizie, spazi e tempi elettivi, percorsi formativi, che permetta agli adulti di continuare a coltivare anche la propria vita. 3. L’educazione cristiana come centro Da credenti non possiamo separare la riflessione sull’educazione dalla prospettiva sulla vita e sull’uomo che sorge dalla fede; l’esperienza cristiana non solo trasforma la vita delle persone ma opera un cambiamento anche nei fini educativi. Infatti il desiderio di aiutare le persone a vivere con profondità, nell’apertura al bene, al vero, al bello si coniuga con il desiderio che ogni uomo possa incontrare l’annuncio del Vangelo nella propria vita e possa coscientemente scegliere di vivere alla presenza del Signore e nella logica del dono di sé. Nell’orizzonte della fede in Gesù morto e risorto, l’impegno educativo si arricchisce di contenuti specifici, di stili e di forme di azione proprie che per i credenti costruiscono il cuore pulsante, il centro dell’esercizio della responsabilità educativa. L’educazione cristiana richiede oggi un nuovo investimento e una nuova consapevolezza. Alle famiglie cristiane oggi è richiesto di alimentare l’esercizio della propria responsabilità educativa su una intensa vita di fede e di declinare l’impegno educativo permettendo ai figli di sperimentare nella quotidianità (fatta di riti, gesti, parole, segni, scoperte, giudizi, regole, scelte, eventi…) la forza, la bellezza, la decisività del Vangelo e mostrando, concretamente, come la sequela di Gesù permetta di vivere con libertà e profondità la propria umanità, scoprendosi figli e fratelli, salvati, amati, perdonati. Domande per il confronto 1) Proviamo innanzitutto ad affinare la lettura dell’attuale situazione per poterne cogliere sia gli elementi problematici sia le positività. Quali sono oggi le principali difficoltà che le famiglie incontrano nell’esercitare la responsabilità educativa? Quali sono gli elementi che l’attuale situazione presenta che possono rappresentare elementi di positività per un’azione educativa capace di promuovere autenticamente il bene integrale della persona? 2) Nella sequela di Gesù, i cristiani vivono la dedizione verso la vita delle persone attraverso gesti e parole. Con quali gesti, le famiglie, le comunità ecclesiali, l’AC , i singoli credenti, possono mettere in atto oggi un’azione educativa capace di aiutare le giovani generazioni (ed insieme gli adulti) a fare esperienza, a comprendere, a scegliere, la vita come dono e il Vangelo come pienezza della propria esistenza? Quali parole significative vogliamo comunicare alle giovani generazione perché possano vivere in profondità la propria umanità e la propria fede e vivere l’attenzione responsabile ad ogni uomo, alla società, al creato? 3) Questa terza domanda è strettamente connessa alla precedente. La famiglia è una forma di vita che non solo dipende dai contesti culturali, ma che, a sua volta, può essere generatrice di cultura, ossia può sostenere determinati stili di vita e determinati modi di interpretare e giudicare la realtà. Le famiglie cristiane, radicate sulla vita sacramentale, possono essere un laboratorio permanente per continuare a vivere l’oggi alla luce del Vangelo. Come oggi le famiglie cristiane possono mostrare una via diversa all’individualismo, al relativismo, al fondamentalismo? 4) L’azione educativa è un impegno comune che richiede un sostegno reciproco. In che modo come AC possiamo contribuire a promuovere una cultura della collaborazione in campo educativo? In che modo possiamo contribuire a sostenere la responsabilità educative delle famiglie in questo momento di forti cambiamenti sociali e culturali?